domenica 5 giugno 2011

old fashioned,un classico senza tempo

Il variegato e alquanto poco sobrio mondo del bere miscelato è sempre in movimento, non di rado nascono nuovi drink che rapidamente diventano una moda,salvo poi scomparire una volta finita la stagione..
Per questo motivo voglio riproporvi un classico cocktail di fine '800 che è sopravvissuto fino ai giorni nostri senza perdere il suo vigore e il suo equilibrio: l' OLD FASHIONED.

  • Famiglia: on the rocks (versione IBA)
  • Qualità: alcolico
  • Base alcolica: Whiskey Bourbon o Rye
  • Metodo: direttamente nel bicchiere
  • Bicchiere: Old Fashioned
  • Decorazione: 2 ciliegine al maraschino, una fetta d'arancia, una scorza di limone
Si prepara direttamente nel bicchiere imbevendo la zolletta di zucchero con l’ angostura, quindi schiacciando con il muddler del cucchiaino da cocktail, dopo averla spruzzata con alcune gocce di soda. Versare quindi il whiskey e riempire di ghiaccio completando con altra soda.
Guarnire con fetta d’arancia e ciliegina.
Creato nel 1884. Come il Martini, il bicchiere nel quale è servito prende il nome del Cocktail.
E’ stato inventato nel 1884 dal Barman del ‘Pendennis Club’ di Louisville nel Kentucky e da James E. Pepper, uno dei membri del Club e conproprietario del Bourbon ‘Pepper’ nella Woodford Reserve dove attualmente è distillato e distribuito da Labrot & Graham col nome Woodford Reserve Bourbon.
Fu chiamato ‘Old Fashioned Whisky Cocktail’.
James E. Pepper amò talmente tanto questo cocktail che ovunque andasse nei suoi lunghi viaggi chiedeva al Barman di preparargli la sua ricetta.
Fu così che questa ricetta ha fatto il giro del mondo ed è diventata ben presto famosa.
Durante il Proibizionismo negli USA, per sfuggire ai controlli mescolavano allo zucchero e all’Angostura uno zest di limone, quindi aggiungevano un poco di Gassosa e 2 ciliegine rosse per nascondere il gusto dell’alcol.

mercoledì 20 aprile 2011

eyeballing,vodka negli occhi

Con questa pratica i ragazzi pensano di ubriacarsi più velocemente. Ma a parte la pericolosità, ora si scopre che è anche perfettamente inutile.


Un nuovo modo per divertirsi tra i giovani è quello di versarsi l’alcool negli occhi, pensando di “sballarsi”più velocemente...ma in cosa consiste l’eyeballing? Molto semplice: si fa aderire l’imboccatura della bottiglia o del bicchiere all’occhio e si versa vodka o altri superalcolici direttamente sul bulbo oculare. Nato nei campus del Regno Unito e prima ancora in quelli americani o viceversa (ma è difficile stabilirne l’esatta provenienza), questo fenomeno è approdato in Francia, scrive Le Figaro reso popolare da YouTube. “Questa è una tendenza marginale in Francia, fa parte del desiderio dei giovani di testare i loro limiti“, afferma Patrice Huerre, psichiatra infantile e autore di ‘Alcol e adolescenza, giovani in cerca di ebbrezza  "L’alcolizzazione degli adolescenti ha assunto importanza negli ultimi anni, la ricerca di fonti di emozioni e anche l’assunzione di rischi”, aggiunge Huerre. “Vogliono far colpo e cosa più importante, che le loro esperienze non siano state testate dalla generazione precedente“. Con l’ eyeballing è il gesto che premia perché l'ubriachezza per via oculare non esiste. “L’assorbimento di alcool da parte dell’occhio è molto basso rispetto a quello orale, l’alcol, non passa se non per una minima quantità nel sangue“, ha spiegato Jean-Antoine Bernard, direttore scientifico della Società francese di Oftalmologia (SFO). “E non aumenta il tasso alcolemico nel sangue, i giovani che praticano questo gioco sono probabilmente già ubriachi prima di cominciare“, aggiunge l’oftalmologo.

DANNI IRREPARABILI - Per Patrice Huerre, la novità nel rapporto tra i giovani e l’alcool non consiste tanto nel tipo di esperienze si fanno, ma nell’età in cui si praticano. “Prima, questa tendenza all’alcolizzazione toccava soprattutto i licei, ora si è spostata agli inizi del college, a 11,12 ,13 anni”, osserva. “Il problema è che a quell’età, non hanno il senso del pericolo delle loro azioni. E nel caso dell’ eyeballing i danni possono essere irreparabili”. “Queste pratiche possono danneggiare la superficie dell’occhio, soprattutto se si ripetono” dice il Dott. Bernard. Ma può essere sufficiente anche una sola volta per causare problemi definitivi alla vista. Nel caso di un giovane alcolizzato, che sprofonda in un coma etilico per esempio, l’alcool andrà a stagnarsi sulla superficie dell’occhio per un certo tempo e danneggerà la cornea e la membrana sottostante. Risultato: una visione offuscata definitivamente.
fonte: le figarò

Detto questo...non mi pare il caso di sprecare un solo goccio di Vodka x queste cazzate,fatevi un Black Russian,un Moskow Mule o un bella caipiroska e se prorio volete sballarvi e rovinarvi la vista,chiedete al barman o a un vostro amico di infilrarvi due dita negli occhi,lo farà molto volentieri..

sabato 16 aprile 2011

breve storia del negroni!



Chissà se il Conte è quello vestito alla "marinara"?

Di una cosa si è certi: che il Conte Negroni fosse un appassionato viaggiatore e poliglotta. Inoltre si sa che intorno agli anni’ 20 frequentasse il Caffè Casoni di Firenze e che stanco del solito aperitivo Americano abbia chiesto al barman Fosco Scarselli, dell’aristocratico Caffè, una spruzzatina di Gin in sostituzione del selz al suo Americano in onore agli ultimi viaggi londinesi.

Il Negroni, mi scusi Conte ma ormai nessuno più la cita al momento dell’ordinazione, è in assoluto l’aperitivo dei golosi: dolce per la prensenza del Martini, amaro per l’abbinamento con il Bitter Campari e giustamente alcoolico per la collaborazione del Gin. La fetta d’arancio a perfezionare profumi e aromi. Ma non è così semplice, seppur banale è la preparazione troppe sono le complicanze. La presenza del ghiaccio cavo, quello prodotto dalle macchinette per pescaggio, inganna; infatti le cavità talvolta sono piene di aria e la mano infelice, quella sì, non riesce a quantificare il giusto rapporto tra gli ingredienti che si amalgameranno solo dopo lieve turbinio nel bicchiere stesso. La complicanza delle cose semplici disarma, non bisogna sbattere, nemmeno abbattere; semplicemente quantificare e non è cosa così semplice,ma da delle belle soddisfazioni!

mercoledì 23 marzo 2011

Il Milk & Honey di Londra bar dell’anno

Il Milk & Honey di Londra vince il titolo di bar dell’anno. Ed è solo l’ultima medaglia. Dietro il successo c’è un lavoro di fino eseguito su ingredienti, tecniche, servizio. Un cocktail bar per inteditori,con delle regole precise non solo per i drik,ma anche e sopratutto per i clienti:

Prima regola. Se sei un vero gentleman, levati il cappello.

Seconda regola. Non strillare, non fare versi e, in generale, mantieni un comportamento educato.

Terzo. Non attaccare briga.

Quarto. Non portare con te un ospite che non inviteresti a casa tua.

Quinto, non fare il provolone. A meno che non siano le stesse signore a rivolgerti la parola, tieni mani e lingua a posto.

Sesta e ultima regola.

giovedì 10 febbraio 2011

Bollicine..sai cosa bevi?




Una selva di sigle e di prezzi che disorientano il consumatore e pongono l'ennesimo interrogativo: è un buon acquisto? Vale a dire il prezzo è giusto o si paga la moda e l'etichetta? Può essere considerato spumante o champagne un vino bianco al quale è stato aggiunto gas (anidride carbonica) e confezionato con tappo a fungo e gabbietta metallica? No di certo, ma in commercio se ne trovano anche a prezzi bassi, il che può ingannare il consumatore convinto di aver fatto un affare.

Come fare per evitare fregature visto che, tra Natale e Capodanno, quest' anno sono state vendute 80 milioni di bottiglie? Come al solito occorre leggere l'etichetta e in questo senso l'associazione dei consumatori Aduc ci dà qualche consiglio utile.

Spumante. Le bollicine dello spumante (come quello dello champagne) non sono altro che anidride carbonica (gas ottenuto dalla trasformazione degli zuccheri contenuti nell'uva). I metodi per ottenere lo spumante sono due: lo charmat e lo champenois o classico, visto che non si può usare la denominazione francese perché tutelata; quest'ultimo metodo viene indicato in etichetta. La differenza sta nel fatto che con il metodo charmat la fermentazione avviene in tini, mentre con il metodo classico avviene anche in bottiglia, per tre anni, quindi costa di più. In aggiunta lo "spumante di qualità" e più alcolico dello spumante semplice.

Gli spumanti possono essere DOC (denominazione di origine controllata) e DOCG (denominazione di origine controllata e garantita), vale a dire che sono stati prodotti in una determinata area geografica e soggetti a specifici disciplinari. La traduzione europea di queste sigle è VSQPRD (vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate). Vi sono, inoltre, altre indicazioni: blanc de blancs (solo da uve bianche), brut ed extra brut (secco e secchissimo), brut millesimato (con indicazione dell'annata), sec, demi-sec, doux (secco, semi secco, dolce), cremant (poco frizzante), cuvee (proveniente da diverse uve e/o di prima spremitura) pas dosé o nature (senza aggiunta di sciroppi), a fermentazione naturale (senza aggiunta di gas).

Alcuni produttori indicano la data della sboccatura, cioè il periodo nel quale e stato eliminato il deposito nelle bottiglie. Come scegliere, visto il numero e la complessità delle sigle? Alcuni elementi di base possono indirizzare il consumatore verso una scelta che prenda in considerazione la qualità piuttosto che la marca. Da scegliere uno spumante:
* DOC o DOCG (VSQPRD);
* millesimato;
*a fermentazione naturale;
*classico (champenois);
*pas dose';
*con la data della sboccatura.

I gusti di ciascuno determineranno poi la scelta relativa alla secchezza e alla quantità di anidride carbonica.

Champagne. Per la scelta degli champagne in genere il consumatore guarda più alla marca che all'etichetta, anche perché nessun commerciante si sente obbligato a fornire informazioni precise, spesso si limita a decantarne le qualità. Per lo champagne valgono in sostanza le stesse indicazioni dello spumante. In più sulle etichette degli champagne dovrebbe essere indicata:
*la sigla Ay che sta ad indicare la zona con i vigneti migliori;
*la sigla R.M (lo champagne è fatto con uve dei produttori);
*la sigla N.M (lo champagne è fatto con uve di diversa provenienza);
*la dizione pas dosé o nature (non è stato aggiunto sciroppo zuccherino);
* l'indicazione dell'annata (champagne millesimato).

lunedì 7 febbraio 2011

Champagne supernova

Champagne... a questa denominazione hanno diritto soltanto i vini prodotti nella zona delimitata ed ottenuti da vitigni "raccomandati" che variano a seconda delle località: per la Marna e l'Aisne sono il Pinot (bianco, grigio e nero), lo "Chardonnay", il "Meunier" e un particolare "Gamay nero a succo bianco".
 Altre zone della Champagne sono l'Alta Marna e l'Aube ma con qualità inferiori alle precedenti e con superficie a vite assai più limitata, che non supera i 3.000 ettari.
Oltre ai vitigni sopra nominati qui troviamo anche il "Frane Noir", il "Savagnin blanc" ed il "Bachet".

Tecnicamente gli Champagnes sono dei vini "mousseux", cioè spumanti, che però hanno diritto alla denominazione specifica per distinguerli dagli spumanti di qualsivoglia altra provenienza. Già dal 1927 la zona di produzione della Champagne è stata delimitata e suddivisa in quattro parti: la Montagne de Reims, la Vallèe de la Marne, la Còte des Blancs e l'Aube.
Le qualità migliori di vino della regione derivano dai vitigni "Pinot noir" e "Pinot Chardonnay", che è invece bianco. Tutti sanno però come gli Champagnes derivino da uve rosse, oppure da mescolanze di queste (vinificate in bianco) con altre bianche in proporzioni variabili, salvo i "Blancs de Blanc" che vuoi dire "Vini bianchi provenienti da uve bianche".
 Può interessare conoscere a che cosa esattamente si riferisce l'espressione « Millèsime » applicata a questi vini, che non riguarda unicamente l'annata di produzione. Vengono millesimate soltanto le annate ottimali come andamento climatico e la cui produzione sia stata invecchiata per un minimo di tre anni.
Le Case produttrici non possono, per legge, millesimare oltre l'8o% del prodotto ottenuto in un'annata eccezionale e dovrà trattarsi allora di una qualità particolare  molto superiore alle normali,ecco il perchè del prezzo generalmente più alto rispetto a un altro champagne della stessa casa e annata.

Il metodo detto  champenoise (o metodo classico) è l'unico ammesso per produrre Champagne: nella primavera successiva alla vendemmia, il vino secco, che ha subito intanto alcuni travasi, viene addizionato di zucchero  assieme a dei fermenti selezionati in piena attività ed imbottigliato in bottiglie resistenti ad una certa pressione. Il tappo viene fissato con una graffa metallica alla bottiglia che, coricata, viene accatastata.
Per effetto dei lieviti aggiunti il vino entra in fermentazione e lo zucchero si trasforma in alcool ed anidride carbonica che si scioglie gradatamente nel liquido fino a conferire una pressione di 5-6 atmosfere e formare un abbondante sedimento.. cosi ultimata la  presa di spuma  e le bottiglie vengono messe sulle pupitres  in appositi fori per uno o due anni durante i quali, a seguito del remuage vengono capovolte e depositano gradatamente il  fondo  nel collo contro il tappo. Avviene allora il  degorgement (sboccatura),  per eliminare la sedimentazione e si ricolma la bottiglia con il cosiddetto  liqueur d'expedition  che varia secondo il tipo di vino che si desidera ottenere: brut, extra-sec, sec, demi-doux'e doux. Si ritappa, si mette la gabbietta di filo di ferro e si lascia invecchiare per il tempo che si ritiene opportuno.
 L'abbinamento gastronomico dello Champagne dipende dalle diverse impostazioni di gusto. Il tipo « brut » non di annata, fresco e vivace, è considerato ideale per l'aperitivo ed accompagna egregiamente antipasti leggeri, frutti di mare e pesce. Il « brut » di annata è di norma  più robusto, pieno, ricco e si sposa decisamente con le carni rosse, la cacciagione, il pollame nobile. I tipi « sec » e « demi-sec » sono particolarmente (ed unicamente) adatti con il dessert. Il « rosèe » ed il « Cramant » (quest'ultimo prodotto unicamente con uve bianche) sono stati definiti dai Francesi « divertenti eccezioni » riservate a gourmets  in cerca di particolari gusti e finezze.
Come regola generale è consigliabile servire lo Champagne molto fresco ma non ghiacciato: la temperatura dovrebbe oscillare sui 9-11° C.

martedì 1 febbraio 2011

La sbronza in laboratorio

Osservando una persona ubriaca proprio non si direbbe, ma in realtà quando siamo alticci il nostro cervello lavora anche di più di quando siamo sobri.
Lo hanno scoperto all'università di Dartmouth, nel New Hampshire (Usa), dove alcuni ricercatori per la prima volta hanno sottoposto cervelli "ebbri" all'occhio elettronico dei sistemi di brain imaging (risonanza magnetica per immagini) per osservarne il funzionamento in tempo reale.
Coordinamento scoordinato. Durante l'esperimento gli scienziati hanno osservato che l'alcool è in grado di rallentare la comunicazione tra le aree frontali e parietali della corteccia cerebrale, responsabili della percezione visiva e dei movimenti. Questo significa che il primo effetto del fatidico "bicchiere di troppo" è l'incapacità di coordinare correttamente il nostro corpo per reagire prontamente agli stimoli esterni.
Brilli per la scienza.
Studiare il cervello sotto l'effetto dell'alcool non è stato poi così difficile per i ricercatori di Dartmouth che hanno semplicemente dovuto "convincere" alcuni ragazzi tra i 21 e i 25 anni a bere qualche bicchiere.
La risonanza magnetica ha permesso di osservare il comportamento di alcune aree cerebrali, quelle responsabili del coordinamento visuo-motorio, mentre i volontari portavano a termine compiti in cui vista e movimenti corporei erano fondamentali. In caso di ebbrezza, si è visto, il nostro cervello deve sobbarcarsi un complesso lavoro per compensare gli errori di percezione causati dall'alcool, correggendo i comandi impartiti alle aree della corteccia che coordinano i movimenti del corpo.
Tutta una questione di feedback. «Sapevamo già che l'alcool ha un effetto globale sul cervello - ha dicharato John D. Van Horn, il principale autore dello studio - questa ricerca ha però permesso di comprendere l'effetto degli alcolici sulle aree destinate al coordinamento motorio. Le difficoltà di movimento che sperimentiamo dopo un paio di drink sarebbero dovute proprio a un insufficiente feedback tra le parti del cervello destinate ad aggiornare le proiezioni mentali dei movimenti corporei».
fonte:focus.it