Grazie a un amico e collega sono venuto a conoscenza di questo strano spillatore,prodotto da una ditta americana, che capovolge il mondo delle bevande alla spina, permette infatti di spillare birra o altre bevande dal basso verso l'alto!
Tecnicamente si tratta di uno spillatore a azoto o carboazoto,con uggelli di riempimento a controllo elettronico che vanno a infilarsi nel fondo di speciali bicchieri forati....tramite un magnete,il foro sul bicchiere si apre al contatto dello spillatore e per poi richiudersi quando si tira via il bicchiere.
Sicuramente i vantaggi sono l'estrema rapidità con della spillatura e la precisione delle dosi dettata dall'elettronica,oltre a una certa spettacolarità nel vedere il bicchiere rimpirsi dal basso..mentre i possibili svantaggi sono (a mio avviso) il fatto di essere vincolati a usare solo questo tipo di bicchieri sicuramente più costosi e meno reperibili e il fatto che non sia prevista una variante in vetro..
Di certo un'apparecchiatura del genere è stata pensata per grandi volumi di consumo,dove il rapporto litri/ora diventa un fattore essenziale e dove il consumatore non si aspetta di bere una birra di altissima qualità spillata magari "alla bavarese" con un alto cappello di schiuma..ciò non toglie che sia comunque un' idea innovativa!
L'arte sublime del barman è quella di essere padrone di casa,attento a che tutti abbiano quel che si aspettano,niente di più,ma nemmeno niente di meno
martedì 5 luglio 2011
sabato 2 luglio 2011
mai tai!!!
Il Mai Tai è un cocktail alcolico sulla base di rum, Curaçao liquore, e succo di lime, granatina e orzata in stile popolare polinesiano.
È stato inventato presumibilmente al Trader Vic's ristorante di Oakland, California nel 1944.Anche se Don Beachcomber ha affermato di averlo creato nel 1933 al suo omonimo bar di Huntington Beach.
La storia vuole che in un caldo pomeriggio al Trader,Victor J. Bergeron offrì ad un paio di amici Thaitiani un cocktail di sua invenzione e uno di quegli amici, assaggiando il drink gridò: "Maita'i roa ae" (Letteralmente "molto buono!")
Da qui iniziò la storia di un classico ancora oggi molto apprezzato: il Mai tai!
Oggi si preferisce sostituire l'orange curaçao con del succo di arancia,in modo da ottenere un drink appena più "long" e godibile,che incontra un numero sempre maggiori di estimatori.
Vediamo la ricetta!
È stato inventato presumibilmente al Trader Vic's ristorante di Oakland, California nel 1944.Anche se Don Beachcomber ha affermato di averlo creato nel 1933 al suo omonimo bar di Huntington Beach.
La storia vuole che in un caldo pomeriggio al Trader,Victor J. Bergeron offrì ad un paio di amici Thaitiani un cocktail di sua invenzione e uno di quegli amici, assaggiando il drink gridò: "Maita'i roa ae" (Letteralmente "molto buono!")
Da qui iniziò la storia di un classico ancora oggi molto apprezzato: il Mai tai!
Oggi si preferisce sostituire l'orange curaçao con del succo di arancia,in modo da ottenere un drink appena più "long" e godibile,che incontra un numero sempre maggiori di estimatori.
Vediamo la ricetta!
1 oz rum chiaro(3 cl, 1/4 gills)
1 oz rum scuro(3 cl, 1/4 gills)
1 oz succo di arancia(1.5 cl, 1/8 gills)
1/2 oz succo di lime (4.5 cl, 3/8 gills)
1/4 oz granatina (6 dashes, 1/16 gills)
1/2 oz orzata (1.5 cl, 1/8 gills)
shakerare con abbondante ghiaccio e servire in un tumbler alto
domenica 5 giugno 2011
old fashioned,un classico senza tempo
Il variegato e alquanto poco sobrio mondo del bere miscelato è sempre in movimento, non di rado nascono nuovi drink che rapidamente diventano una moda,salvo poi scomparire una volta finita la stagione..
Per questo motivo voglio riproporvi un classico cocktail di fine '800 che è sopravvissuto fino ai giorni nostri senza perdere il suo vigore e il suo equilibrio: l' OLD FASHIONED.
Guarnire con fetta d’arancia e ciliegina.
Creato nel 1884. Come il Martini, il bicchiere nel quale è servito prende il nome del Cocktail.
E’ stato inventato nel 1884 dal Barman del ‘Pendennis Club’ di Louisville nel Kentucky e da James E. Pepper, uno dei membri del Club e conproprietario del Bourbon ‘Pepper’ nella Woodford Reserve dove attualmente è distillato e distribuito da Labrot & Graham col nome Woodford Reserve Bourbon.
Fu chiamato ‘Old Fashioned Whisky Cocktail’.
James E. Pepper amò talmente tanto questo cocktail che ovunque andasse nei suoi lunghi viaggi chiedeva al Barman di preparargli la sua ricetta.
Fu così che questa ricetta ha fatto il giro del mondo ed è diventata ben presto famosa.
Durante il Proibizionismo negli USA, per sfuggire ai controlli mescolavano allo zucchero e all’Angostura uno zest di limone, quindi aggiungevano un poco di Gassosa e 2 ciliegine rosse per nascondere il gusto dell’alcol.
Per questo motivo voglio riproporvi un classico cocktail di fine '800 che è sopravvissuto fino ai giorni nostri senza perdere il suo vigore e il suo equilibrio: l' OLD FASHIONED.
- Famiglia: on the rocks (versione IBA)
- Qualità: alcolico
- Base alcolica: Whiskey Bourbon o Rye
- Metodo: direttamente nel bicchiere
- Bicchiere: Old Fashioned
- Decorazione: 2 ciliegine al maraschino, una fetta d'arancia, una scorza di limone
Guarnire con fetta d’arancia e ciliegina.
Creato nel 1884. Come il Martini, il bicchiere nel quale è servito prende il nome del Cocktail.
E’ stato inventato nel 1884 dal Barman del ‘Pendennis Club’ di Louisville nel Kentucky e da James E. Pepper, uno dei membri del Club e conproprietario del Bourbon ‘Pepper’ nella Woodford Reserve dove attualmente è distillato e distribuito da Labrot & Graham col nome Woodford Reserve Bourbon.
Fu chiamato ‘Old Fashioned Whisky Cocktail’.
James E. Pepper amò talmente tanto questo cocktail che ovunque andasse nei suoi lunghi viaggi chiedeva al Barman di preparargli la sua ricetta.
Fu così che questa ricetta ha fatto il giro del mondo ed è diventata ben presto famosa.
Durante il Proibizionismo negli USA, per sfuggire ai controlli mescolavano allo zucchero e all’Angostura uno zest di limone, quindi aggiungevano un poco di Gassosa e 2 ciliegine rosse per nascondere il gusto dell’alcol.
mercoledì 20 aprile 2011
eyeballing,vodka negli occhi
Con questa pratica i ragazzi pensano di ubriacarsi più velocemente. Ma a parte la pericolosità, ora si scopre che è anche perfettamente inutile.
Un nuovo modo per divertirsi tra i giovani è quello di versarsi l’alcool negli occhi, pensando di “sballarsi”più velocemente...ma in cosa consiste l’eyeballing? Molto semplice: si fa aderire l’imboccatura della bottiglia o del bicchiere all’occhio e si versa vodka o altri superalcolici direttamente sul bulbo oculare. Nato nei campus del Regno Unito e prima ancora in quelli americani o viceversa (ma è difficile stabilirne l’esatta provenienza), questo fenomeno è approdato in Francia, scrive Le Figaro reso popolare da YouTube. “Questa è una tendenza marginale in Francia, fa parte del desiderio dei giovani di testare i loro limiti“, afferma Patrice Huerre, psichiatra infantile e autore di ‘Alcol e adolescenza, giovani in cerca di ebbrezza "L’alcolizzazione degli adolescenti ha assunto importanza negli ultimi anni, la ricerca di fonti di emozioni e anche l’assunzione di rischi”, aggiunge Huerre. “Vogliono far colpo e cosa più importante, che le loro esperienze non siano state testate dalla generazione precedente“. Con l’ eyeballing è il gesto che premia perché l'ubriachezza per via oculare non esiste. “L’assorbimento di alcool da parte dell’occhio è molto basso rispetto a quello orale, l’alcol, non passa se non per una minima quantità nel sangue“, ha spiegato Jean-Antoine Bernard, direttore scientifico della Società francese di Oftalmologia (SFO). “E non aumenta il tasso alcolemico nel sangue, i giovani che praticano questo gioco sono probabilmente già ubriachi prima di cominciare“, aggiunge l’oftalmologo.
DANNI IRREPARABILI - Per Patrice Huerre, la novità nel rapporto tra i giovani e l’alcool non consiste tanto nel tipo di esperienze si fanno, ma nell’età in cui si praticano. “Prima, questa tendenza all’alcolizzazione toccava soprattutto i licei, ora si è spostata agli inizi del college, a 11,12 ,13 anni”, osserva. “Il problema è che a quell’età, non hanno il senso del pericolo delle loro azioni. E nel caso dell’ eyeballing i danni possono essere irreparabili”. “Queste pratiche possono danneggiare la superficie dell’occhio, soprattutto se si ripetono” dice il Dott. Bernard. Ma può essere sufficiente anche una sola volta per causare problemi definitivi alla vista. Nel caso di un giovane alcolizzato, che sprofonda in un coma etilico per esempio, l’alcool andrà a stagnarsi sulla superficie dell’occhio per un certo tempo e danneggerà la cornea e la membrana sottostante. Risultato: una visione offuscata definitivamente.
fonte: le figarò
Detto questo...non mi pare il caso di sprecare un solo goccio di Vodka x queste cazzate,fatevi un Black Russian,un Moskow Mule o un bella caipiroska e se prorio volete sballarvi e rovinarvi la vista,chiedete al barman o a un vostro amico di infilrarvi due dita negli occhi,lo farà molto volentieri..
sabato 16 aprile 2011
breve storia del negroni!
Chissà se il Conte è quello vestito alla "marinara"?
Di una cosa si è certi: che il Conte Negroni fosse un appassionato viaggiatore e poliglotta. Inoltre si sa che intorno agli anni’ 20 frequentasse il Caffè Casoni di Firenze e che stanco del solito aperitivo Americano abbia chiesto al barman Fosco Scarselli, dell’aristocratico Caffè, una spruzzatina di Gin in sostituzione del selz al suo Americano in onore agli ultimi viaggi londinesi.
Il Negroni, mi scusi Conte ma ormai nessuno più la cita al momento dell’ordinazione, è in assoluto l’aperitivo dei golosi: dolce per la prensenza del Martini, amaro per l’abbinamento con il Bitter Campari e giustamente alcoolico per la collaborazione del Gin. La fetta d’arancio a perfezionare profumi e aromi. Ma non è così semplice, seppur banale è la preparazione troppe sono le complicanze. La presenza del ghiaccio cavo, quello prodotto dalle macchinette per pescaggio, inganna; infatti le cavità talvolta sono piene di aria e la mano infelice, quella sì, non riesce a quantificare il giusto rapporto tra gli ingredienti che si amalgameranno solo dopo lieve turbinio nel bicchiere stesso. La complicanza delle cose semplici disarma, non bisogna sbattere, nemmeno abbattere; semplicemente quantificare e non è cosa così semplice,ma da delle belle soddisfazioni!
mercoledì 23 marzo 2011
Il Milk & Honey di Londra bar dell’anno
Il Milk & Honey di Londra vince il titolo di bar dell’anno. Ed è solo l’ultima medaglia. Dietro il successo c’è un lavoro di fino eseguito su ingredienti, tecniche, servizio. Un cocktail bar per inteditori,con delle regole precise non solo per i drik,ma anche e sopratutto per i clienti:
Prima regola. Se sei un vero gentleman, levati il cappello.
Seconda regola. Non strillare, non fare versi e, in generale, mantieni un comportamento educato.
Terzo. Non attaccare briga.
Quarto. Non portare con te un ospite che non inviteresti a casa tua.
Quinto, non fare il provolone. A meno che non siano le stesse signore a rivolgerti la parola, tieni mani e lingua a posto.
Sesta e ultima regola.
Prima regola. Se sei un vero gentleman, levati il cappello.
Seconda regola. Non strillare, non fare versi e, in generale, mantieni un comportamento educato.
Terzo. Non attaccare briga.
Quarto. Non portare con te un ospite che non inviteresti a casa tua.
Quinto, non fare il provolone. A meno che non siano le stesse signore a rivolgerti la parola, tieni mani e lingua a posto.
Sesta e ultima regola.
giovedì 10 febbraio 2011
Bollicine..sai cosa bevi?
Una selva di sigle e di prezzi che disorientano il consumatore e pongono l'ennesimo interrogativo: è un buon acquisto? Vale a dire il prezzo è giusto o si paga la moda e l'etichetta? Può essere considerato spumante o champagne un vino bianco al quale è stato aggiunto gas (anidride carbonica) e confezionato con tappo a fungo e gabbietta metallica? No di certo, ma in commercio se ne trovano anche a prezzi bassi, il che può ingannare il consumatore convinto di aver fatto un affare.
Come fare per evitare fregature visto che, tra Natale e Capodanno, quest' anno sono state vendute 80 milioni di bottiglie? Come al solito occorre leggere l'etichetta e in questo senso l'associazione dei consumatori Aduc ci dà qualche consiglio utile.
Spumante. Le bollicine dello spumante (come quello dello champagne) non sono altro che anidride carbonica (gas ottenuto dalla trasformazione degli zuccheri contenuti nell'uva). I metodi per ottenere lo spumante sono due: lo charmat e lo champenois o classico, visto che non si può usare la denominazione francese perché tutelata; quest'ultimo metodo viene indicato in etichetta. La differenza sta nel fatto che con il metodo charmat la fermentazione avviene in tini, mentre con il metodo classico avviene anche in bottiglia, per tre anni, quindi costa di più. In aggiunta lo "spumante di qualità" e più alcolico dello spumante semplice.
Gli spumanti possono essere DOC (denominazione di origine controllata) e DOCG (denominazione di origine controllata e garantita), vale a dire che sono stati prodotti in una determinata area geografica e soggetti a specifici disciplinari. La traduzione europea di queste sigle è VSQPRD (vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate). Vi sono, inoltre, altre indicazioni: blanc de blancs (solo da uve bianche), brut ed extra brut (secco e secchissimo), brut millesimato (con indicazione dell'annata), sec, demi-sec, doux (secco, semi secco, dolce), cremant (poco frizzante), cuvee (proveniente da diverse uve e/o di prima spremitura) pas dosé o nature (senza aggiunta di sciroppi), a fermentazione naturale (senza aggiunta di gas).
Alcuni produttori indicano la data della sboccatura, cioè il periodo nel quale e stato eliminato il deposito nelle bottiglie. Come scegliere, visto il numero e la complessità delle sigle? Alcuni elementi di base possono indirizzare il consumatore verso una scelta che prenda in considerazione la qualità piuttosto che la marca. Da scegliere uno spumante:
* DOC o DOCG (VSQPRD);
* millesimato;
*a fermentazione naturale;
*classico (champenois);
*pas dose';
*con la data della sboccatura.
I gusti di ciascuno determineranno poi la scelta relativa alla secchezza e alla quantità di anidride carbonica.
Champagne. Per la scelta degli champagne in genere il consumatore guarda più alla marca che all'etichetta, anche perché nessun commerciante si sente obbligato a fornire informazioni precise, spesso si limita a decantarne le qualità. Per lo champagne valgono in sostanza le stesse indicazioni dello spumante. In più sulle etichette degli champagne dovrebbe essere indicata:
*la sigla Ay che sta ad indicare la zona con i vigneti migliori;
*la sigla R.M (lo champagne è fatto con uve dei produttori);
*la sigla N.M (lo champagne è fatto con uve di diversa provenienza);
*la dizione pas dosé o nature (non è stato aggiunto sciroppo zuccherino);
* l'indicazione dell'annata (champagne millesimato).
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