martedì 29 novembre 2011

Absolut Mixologist 2011

Terza edizione per Absolut Talent Show, gara on line organizzata da Pernod Ricard per la celebre vodka svedese. La finale live si è tenuta alla discoteca Lime Light di Milano.
 
Come per le precedenti due edizioni dell'Absolut Talent Show, la selezione dei bartender è avvenuta on line grazie a due video per concorrente, il primo di presentazione, l'altro di esibizione, suddivisi nelle categorie Classic e Freestyle. Questi i finalisti Classic: Annalisa Orru (Cagliari) prima classificata sul web (756 voti), Pasquale Damiano (Napoli), Mina Di Palma (Bari), Giada Lo Monaco (Torino). Finalisti Freestyle: Daniele Arciello (Roma), Alessandro Beggio (Venezia), Alberto Carrozza (Benevento), Ettore Guarcini (Torino). Gli otto finalisti dell'Absolut Talent Show 2011-12 (organizzato da Pernod Ricard Italia) si sono quindi confrontati nel corso di un evento live tenuto il 17 novembre alla discoteca Lime Light di Milano e presentata dall'affascinante Melissa Satta. La valutazione è stata affidata a differenti giurie per gusto del cocktail, tecnica di lavoro e modo di presentarsi. A ottenere il titolo di Absolut Mixologist 2011, prevalendo per sicurezza e professionalità, è stata Mina Di Palma, bar manager e titolare dell'american bar Alterno di Bari con la ricetta Absolut Rose. Nel mixing glass versare 3 cl Absolut Vanilla, 2,5 cl Crema di cacao De Kuyper, 1 cl Absolut Clear con macerazione di petali di rosa alimentari, gocce di olio essenziale di limoni di Sicilia, alcuni petali di rosa alimentare. Versare in doppia coppa, guarnire con petali di rosa alimentare e abbinare con cioccolatini di cacao fondente 70%. A consegnare il premio (un soggiorno professionale presso la sede Absolut Vodka a Stoccolma) è stato il direttore marketing di Pernod Ricard Italia, Laurent Schun insieme con l'Absolut Mixologist 2010, Giuseppe Mancini.
 
fonte: bargiornale

sabato 29 ottobre 2011

Napoli e il "caffè sospeso"



<<Prendiamoci un caffè>>. E’ forse l’esortazione collettiva più frequente a Napoli, motivo d’aggregazione e distensione quotidiana, al lavoro come nel tempo libero. La bevanda nera è senza dubbio il pretesto per una chiacchierata in leggerezza, e viceversa le chiacchierata pretesto per un piacevole caffè.
A Napoli il caffè è un rito che è pure business. Una tradizione talmente salda da aver consacrato in Italia e nel mondo “l’espresso napoletano”; una tradizione che affonda le sue radici nel 1700 quando nell’antica capitale duosiciliana se ne beveva almeno una tazzina al giorno.

Altro punto a favore dell’espresso di casa nostra sta nel fatto che è più salutare di qualsiasi altra preparazione del caffè poiché l’estrazione di caffeina, che è in relazione al tempo di esposizione all’acqua calda, è minima. Ciò significa che, contrariamente a quanto pensano in molti, un caffè ristretto alla napoletana è molto più salutare di un caffè lungo che, oltre ad avere un sapore ed una gustabilità decisamente discutibili, è anche più carico di caffeina.

Attorno al caffè a Napoli ruotano riti e aneddoti. Ad esempio è di regola qui bere il caffè con le “5 C”, ovvero le cinque C iniziali della frase “comme ca..o coce chistu café”. Ma scalda più il cuore che il palato la ritualità del Caffè Sospeso,un'antica pratica napoletana che «voleva che se si beveva un caffè, se ne potevano pagare due, uno per chi non poteva permetterselo. Era un caffè offerto all’umanità. Di tanto in tanto qualcuno si affacciava alla porta e chiedeva se c’era un caffè sospeso,una grande lezione di solidarietà da parte di un popolo spesso sui giornali per la cronaca nera che non per quello che ha dato alla storia e alla cultura del paese

lunedì 5 settembre 2011

mary, bloody mary

Non solo la vicenda della sua creazione, ma anche le origini del nome Bloody Mary sono piuttosto confuse. C´è chi dice, infatti, che il drink sia stato chiamato così, perché i primi due clienti che lo assaggiarono, degli americani di Chicago, erano frequentatori di un bar chiamato Bloody Bucket, dove lavorava una cameriera chiamata Mary, da tutti soprannominata appunto Bloody Mary. Non manca, poi, il riferimento più famoso: quello alla regina d´Inghilterra Maria I Tudor, passata alla storia come Maria la Sanguinaria (Bloody Mary appunto) per il suo accanimento nel perseguitare i protestanti. Ma si dice anche che il cocktail prese il nome dall´attrice Mary Pickford, alla quale era peraltro già stato dedicato un cocktail di colore rosso, a base di rum, maraschino e granatina.
Quale che sia la realtà sull’origine del nome Bloody Mary, quello che pare certo è l’assoluta confusione della vicenda. Tanto che il drink prese ,seppur brevemente, un altro nome. Negli anni 30 si chiamò, infatti, Red Snapper, perché Bloody Mary appariva un po´ troppo sguaiato rispetto ai tempi. La fortuna di quest´ultima denominazione, però, durò assai poco e il cocktail ben presto riacquistò il suo nome originario.




  • 3/10 di Vodka

  • 6/10 di succo di pomodoro

  • 1/10 di succo di limone

  • 2 gocce di salsa Worcester

  • Uno spruzzo di Tabasco

  • Sale di sedano

  • Sale e pepe




  • Procedimento

    Per chi ama la versione shakerata: mettere alcuni cubetti di ghiaccio nello shaker e aggiungere vodka, pomodoro, limone, sale, tabasco e worcester. Agitare bene per 6-8 secondi, lasciar riposare un attimo e riprendere poi più lentamente e versare nel bicchiere ben ghiacciato. Spolverizzare con un pizzico di pepe e servire.

    Varianti

    Il cocktail può essere preparato anche nel mixing glass o, più semplicemente, direttamente nel bicchiere. In questo caso sciogliere il sale nel succo di limone e aggiungere le altre spezie, il succo di pomodoro e la vodka. Mescolare col cucchiaino dal manico lungo per qualche istante.
    Volendo, si può aggiungere qualche cubetto di ghiaccio. Esistono comunque molte varianti. Nel Sud America per esempio è chiamato Bloody Maria ed è realizzato con tequila al posto della vodka. Nei Paesi Scandinavi viene fatto col succo di vongole e, al posto della vodka, viene utilizzata acquavite di mais profumata al cumino. Al di là delle regole IBA, ognuno può comunque variare le dosi adattando il tutto al proprio gusto personale: una goccia in più di salsa Worcester, un po' di rafano, un po' di più di sale … Qualcuno decora il cocktail con un gambo di sedano fresco.
     Si serve come aperitivo prima di pranzo o di cena e, dicono, che sia un autentico toccasana per chi ha ecceduto con l'alcol la sera prima se servito di mattina...

    martedì 5 luglio 2011

    Lo spillatore di birra dal basso in alto!

    Grazie a un amico e collega sono venuto a conoscenza di questo strano spillatore,prodotto da una ditta americana, che capovolge il mondo delle bevande alla spina, permette infatti di spillare birra o altre bevande dal basso verso l'alto!
    Tecnicamente si tratta di uno spillatore a azoto o carboazoto,con uggelli di riempimento a controllo elettronico che vanno a infilarsi nel fondo di speciali bicchieri forati....tramite un magnete,il foro sul bicchiere si apre al contatto dello spillatore e per poi richiudersi quando si tira via il bicchiere.
    Sicuramente i vantaggi sono l'estrema rapidità con della spillatura e la precisione delle dosi dettata dall'elettronica,oltre a una certa spettacolarità nel vedere il bicchiere rimpirsi dal basso..mentre i possibili svantaggi sono (a mio avviso) il fatto di essere vincolati a usare solo questo tipo di bicchieri sicuramente più costosi e meno reperibili e il fatto che non sia prevista una variante in vetro..
    Di certo un'apparecchiatura del genere è stata pensata per grandi volumi di consumo,dove il rapporto litri/ora diventa un fattore essenziale e dove il consumatore non si aspetta di bere una birra di altissima qualità spillata magari "alla bavarese" con un alto cappello di schiuma..ciò non toglie che sia comunque un' idea innovativa!

    sabato 2 luglio 2011

    mai tai!!!

    Il Mai Tai è un cocktail alcolico sulla base di rum, Curaçao liquore, e succo di lime, granatina e orzata in stile popolare polinesiano.
    È stato inventato presumibilmente al Trader Vic's ristorante di Oakland, California nel 1944.Anche se Don Beachcomber ha affermato di averlo creato nel 1933 al suo omonimo bar di Huntington Beach.
    La storia vuole che in un caldo pomeriggio al Trader,Victor J. Bergeron offrì ad un paio di amici Thaitiani un cocktail di sua invenzione e uno di quegli amici, assaggiando il drink gridò: "Maita'i roa ae" (Letteralmente "molto buono!")
    Da qui iniziò la storia di un classico ancora oggi molto apprezzato: il Mai tai!
    Oggi si preferisce sostituire l'orange curaçao con del succo di arancia,in modo da ottenere un drink appena più "long" e godibile,che incontra un numero sempre maggiori di estimatori.
    Vediamo la ricetta!
    1 oz rum chiaro(3 cl, 1/4 gills)
    1 oz rum scuro(3 cl, 1/4 gills)
    1 oz succo di arancia(1.5 cl, 1/8 gills)
    1/2 oz succo di lime (4.5 cl, 3/8 gills)
    1/4 oz granatina (6 dashes, 1/16 gills)
    1/2 oz orzata (1.5 cl, 1/8 gills)
    shakerare con abbondante ghiaccio e servire in un tumbler alto
     

    domenica 5 giugno 2011

    old fashioned,un classico senza tempo

    Il variegato e alquanto poco sobrio mondo del bere miscelato è sempre in movimento, non di rado nascono nuovi drink che rapidamente diventano una moda,salvo poi scomparire una volta finita la stagione..
    Per questo motivo voglio riproporvi un classico cocktail di fine '800 che è sopravvissuto fino ai giorni nostri senza perdere il suo vigore e il suo equilibrio: l' OLD FASHIONED.

    • Famiglia: on the rocks (versione IBA)
    • Qualità: alcolico
    • Base alcolica: Whiskey Bourbon o Rye
    • Metodo: direttamente nel bicchiere
    • Bicchiere: Old Fashioned
    • Decorazione: 2 ciliegine al maraschino, una fetta d'arancia, una scorza di limone
    Si prepara direttamente nel bicchiere imbevendo la zolletta di zucchero con l’ angostura, quindi schiacciando con il muddler del cucchiaino da cocktail, dopo averla spruzzata con alcune gocce di soda. Versare quindi il whiskey e riempire di ghiaccio completando con altra soda.
    Guarnire con fetta d’arancia e ciliegina.
    Creato nel 1884. Come il Martini, il bicchiere nel quale è servito prende il nome del Cocktail.
    E’ stato inventato nel 1884 dal Barman del ‘Pendennis Club’ di Louisville nel Kentucky e da James E. Pepper, uno dei membri del Club e conproprietario del Bourbon ‘Pepper’ nella Woodford Reserve dove attualmente è distillato e distribuito da Labrot & Graham col nome Woodford Reserve Bourbon.
    Fu chiamato ‘Old Fashioned Whisky Cocktail’.
    James E. Pepper amò talmente tanto questo cocktail che ovunque andasse nei suoi lunghi viaggi chiedeva al Barman di preparargli la sua ricetta.
    Fu così che questa ricetta ha fatto il giro del mondo ed è diventata ben presto famosa.
    Durante il Proibizionismo negli USA, per sfuggire ai controlli mescolavano allo zucchero e all’Angostura uno zest di limone, quindi aggiungevano un poco di Gassosa e 2 ciliegine rosse per nascondere il gusto dell’alcol.

    mercoledì 20 aprile 2011

    eyeballing,vodka negli occhi

    Con questa pratica i ragazzi pensano di ubriacarsi più velocemente. Ma a parte la pericolosità, ora si scopre che è anche perfettamente inutile.


    Un nuovo modo per divertirsi tra i giovani è quello di versarsi l’alcool negli occhi, pensando di “sballarsi”più velocemente...ma in cosa consiste l’eyeballing? Molto semplice: si fa aderire l’imboccatura della bottiglia o del bicchiere all’occhio e si versa vodka o altri superalcolici direttamente sul bulbo oculare. Nato nei campus del Regno Unito e prima ancora in quelli americani o viceversa (ma è difficile stabilirne l’esatta provenienza), questo fenomeno è approdato in Francia, scrive Le Figaro reso popolare da YouTube. “Questa è una tendenza marginale in Francia, fa parte del desiderio dei giovani di testare i loro limiti“, afferma Patrice Huerre, psichiatra infantile e autore di ‘Alcol e adolescenza, giovani in cerca di ebbrezza  "L’alcolizzazione degli adolescenti ha assunto importanza negli ultimi anni, la ricerca di fonti di emozioni e anche l’assunzione di rischi”, aggiunge Huerre. “Vogliono far colpo e cosa più importante, che le loro esperienze non siano state testate dalla generazione precedente“. Con l’ eyeballing è il gesto che premia perché l'ubriachezza per via oculare non esiste. “L’assorbimento di alcool da parte dell’occhio è molto basso rispetto a quello orale, l’alcol, non passa se non per una minima quantità nel sangue“, ha spiegato Jean-Antoine Bernard, direttore scientifico della Società francese di Oftalmologia (SFO). “E non aumenta il tasso alcolemico nel sangue, i giovani che praticano questo gioco sono probabilmente già ubriachi prima di cominciare“, aggiunge l’oftalmologo.

    DANNI IRREPARABILI - Per Patrice Huerre, la novità nel rapporto tra i giovani e l’alcool non consiste tanto nel tipo di esperienze si fanno, ma nell’età in cui si praticano. “Prima, questa tendenza all’alcolizzazione toccava soprattutto i licei, ora si è spostata agli inizi del college, a 11,12 ,13 anni”, osserva. “Il problema è che a quell’età, non hanno il senso del pericolo delle loro azioni. E nel caso dell’ eyeballing i danni possono essere irreparabili”. “Queste pratiche possono danneggiare la superficie dell’occhio, soprattutto se si ripetono” dice il Dott. Bernard. Ma può essere sufficiente anche una sola volta per causare problemi definitivi alla vista. Nel caso di un giovane alcolizzato, che sprofonda in un coma etilico per esempio, l’alcool andrà a stagnarsi sulla superficie dell’occhio per un certo tempo e danneggerà la cornea e la membrana sottostante. Risultato: una visione offuscata definitivamente.
    fonte: le figarò

    Detto questo...non mi pare il caso di sprecare un solo goccio di Vodka x queste cazzate,fatevi un Black Russian,un Moskow Mule o un bella caipiroska e se prorio volete sballarvi e rovinarvi la vista,chiedete al barman o a un vostro amico di infilrarvi due dita negli occhi,lo farà molto volentieri..