venerdì 27 dicembre 2013

FRENCH 75

FRENCH 75
Un Cocktail sparkling ideale per le Feste di fine anno!


Ecco tutto l' occorrente  e il procedimento:
  • Bicchiere Flûte
  • Boston (Shaker)
  • 1 oz (3 cl) Gin
  • 1/2 oz (1,5 cl) Succo limone appena spremuto e filtrato
  •  Zucchero Liquido
  • Shakerare il gin,il succo di limone e alcune gocce di zucchero liquido
  • Versare con lo Strainer in Flûte
  • Colmare con Champagne (o spumante Brut)
  • Mescolare leggermente

mercoledì 20 marzo 2013

Stasera Karaoke,domani sera lancio del nano

Serate a tema, karaoke, gare a freccette...sono molte le attività con cui i gestori di locali cercano di ampliare e fidelizzare la propria clientela, ma qualcuno a New York ha decisamente passato il segno,cercando di proporre qualcosa di un po' troppo..stravagante..

Il gestore di un bar della Grande Mela e' finito in manette perché nel suo locale si stava svolgendo un torneo di "lancio del nano", ma non di quelli che si mettono in giardino.
I poliziotti hanno fatto irruzione nel bar mentre circa 200 persone stavano assistendo all'esibizione di tre nani cascatori, con tanto di casco e protezioni, che si facevano lanciare dagli avventori del locale. Chi lanciava più lontano vinceva un premio in denaro. La riprovevole pratica e' illegale nello stato di New York, ma non in altri Stati Usa. Il proprietario del locale e' stato arrestato, mentre i tre uomini che si facevano lanciare non verranno incriminati perche' si prestavano al "gioco" per sbarcare il lunario.
(da Trash.it)

domenica 3 marzo 2013

Luca cinalli @ city space bar

Luca Cinalli,uno dei più grandi mixologist contemporanei ci mostra la sua arte dietro al bancone dello spettacolare locale moscovita

lunedì 26 novembre 2012

il bar e l'euro crisi,finanza spicciola!

Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.
Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito.

Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).
La formula "bevi ora, paga dopo" è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città. Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande, ma nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.
La banca di Helga, rassicurata dal giro d'affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.
Intanto l'Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un'obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.
I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.
Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall'irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.
Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c'è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.
A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile, dato che si sono bevuti tutti i risparmi.
Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.
Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.
Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.
La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l'attività: niente più prestiti alle aziende. L'attività economica locale si paralizza.
Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano dato gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili.
Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.
Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.
Il fornitore di vino viene invece acquisito da un'azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.
Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.
Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.
BENE: ORA POTETE DILETTARVI AD APPLICARE LA DINAMICA DEGLI "SBORNIA BOND" ALLE CRONACHE DI QUESTI GIORNI, GIUSTO PER AVER CHIARO CHI È UBRIACO E CHI SOBRIO.

giovedì 13 settembre 2012

Dennis Zoppi,da Torino alla top 10 mondiale




Il mixologist italiano ha superato gli oltre 15.000 partecipanti al DIAGEO RESERVE WORLD CLASS.

A conclusione di una settimana nel corso della quale sono emersi i cocktail trend piú innovativi, dopo una maratona di eventi da red carpet e soprattutto una lunga serie di gare estremamente impegnative, in cui si sono sfidati i 50 più brillanti bartender del mondo, Dennis Zoppi, rappresentando l’Italia, si é classificato tra i primi 10 mixologist alla DIAGEO RESERVE WORLD CLASS, la competizione internazionale di Diageo Reserve, divisione luxury della multinazionale inglese, che comprende i distillati più nobili e raffinati, tra i quali il gin Tanqueray No. TEN, il rum Zacapa, le vodke Ketel One e Cîroc Quello di Dennis è stato un lungo percorso, che lo ha visto superare gli oltre 15.000 partecipanti da tutto il mondo e iniziato con la vittoria alla semifinale nazionale di Bologna, la successiva conquista a Londra alla finale Western Europe, grazie alla quale è stato nominato rappresentante per l’Italia, ed infine l’arrivo a Rio de Janeiro, insieme ad altri 50 mixologist provenienti da tutto il mondo.

Alla finale di Rio, il bartender torinese si é aggiudicato il primo premio nella categoria ‘Rio street market’ nella quale gli sfidanti hanno creato cocktail a base di frutta brasiliana fresca, comprata da loro stessi in brevissimo tempo direttamente al mercato della città. Il vincitore assoluto, il Diageo Reserve World Class Bartender of the Year 2012 è invece Tim Philips, dell’Hemmesphere bar di Sidney. Il riconoscimento più prestigioso ed ambito della mixology internazionale gli è stato conferito da una giuria composta dai massimi luminari e guru del settore, che Tim ha conquistato con il suo signature cocktail 'Hot Toddy Australia', preparato con Johnnie Walker Gold Label Reserve Scotch Whisky, miele, cannella e zenzero.

Per chi vuolr provare il piacere di un drink al top,trovate Denni Zoppi allo Smile Tree di Torino,piazza della Consolata in zona quadrilatero romano

martedì 19 giugno 2012

La grande Vodka italiana

Nasce Sernova Branca, la via italiana alla vodka

Cinque distillazioni e dieci filtraggi rendono inconfondibile il gusto pieno e morbido del nuovo distillato realizzato da F.lli Branca Distillerie con il contributo di Luca Gardini, Miglior Sommelier del Mondo 2010.
Nata 167 anni a Milano, la F.lli Branca Distillerie ha sempre mantenuto fede al proprio motto “Novare serbando” ovvero “Cambiare mantenendo le proprie radici”. E proprio dalle iniziali delle due parole latine è stato tratto il nome di un innovativo prodotto come Sernova, la via italiana alla vodka. Lo spirit è stato messo a punto dagli esperti mastri distillatori della F.lli Branca Distillerie che hanno messo a punto un originale processo produttivo che prevede 5 fasi di distillazione e 10 filtraggi successivi. Trasparente e luminosa, Sernova si caratterizza per pienezza e rotondità che le deriva dal grano tenero italiano impiegato, per un titolo alcolico finale di 40°. Il gusto dolce, pulito, equilibrato e morbido è stato messo a punto con il contributo di Luca Gardini, trentenne romagnolo eletto Miglior Sommelier del Mondo nel 2010. «Proprio in questo momento – afferma Niccolò Branca, presidente e amministratore delegato dell’azienda milanese – il fare italiano è sempre più la strada giusta su cui puntare e investire. Da sempre infatti la F.lli Branca Distillerie si distingue per passione, qualità, innovazione e ricerca dell’eccellenza. Con Sernova intendiamo farci ancor più promotori di un autentico gusto italiano del bere, in grado di parlare sia al gruppo degli intenditori per le caratteristiche organolettiche intrinseche del distillato sia al pubblico dei giovani per l’immagine glamour della confezione». La bottiglia di Sernova (da 70 e 100 cl) infatti si caratterizza per la forma tipica bordolese in vetro smerigliato, per la chiusura in ceralacca e per l’etichetta serigrafata che riporta un evidente rosone dorato realizzato con spighe di grano a sottolineare la materia prima impiegata.
fonte bargiornale

venerdì 11 maggio 2012

Drink olimpici


Cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota? L'imprenditrice!
L'idea, nell'aria da tempo, si concretizza lo scorso anno, durante un vivace pranzo di famiglia,
quando prende corpo la decisione di tuffarsi nel settore tanto caro al padre,
stimato capo barman Aibes. Ed è così che uno stimolante family affair
si traduce nella srl a 4 soci che include la madre di Federica, Cinzia, e il fratello Alessandro,
fresco di diploma alla scuola alberghiera.
Il progetto principale riguarda l'apertura di un american bar e, per la location,
si punta sul centro di Spinea.
Qui si “gioca in casa”, la località è collegata alle principali arterie stradali e trova ulteriori appeal nel bacino d'utenza ampio,
tra le province di Venezia, Padova e Treviso, e nella possibile clientela composta da amici ed estimatori.
Il caso vuole che, mentre si costituisce la società, si renda disponibile una struttura dalle caratteristiche interessanti,
in uno dei più antichi edifici del centro: l'ex stalla dai soffitti alti che già aveva ospitato una paninoteca,
è dotata di parcheggio e spazio esterno, ideale per un plateatico estivo.
Dopo una rapida e fruttuosa trattativa, l'1 ottobre 2011 iniziano i lavori di restyling dei due ariosi piani che,
nel tempo record di 45 giorni, diventano il raffinato scenario dell'inaugurazione.
Bollicine, grappe e spirit rari
Tra i particolari spiccano la pietra ricamata a intarsio che caratterizza la parte frontale dei due banchi bar,
oltre a sedute, tavoli e divani che poggiano su tacchi stilizzati, elemento fil rouge del locale.
Si tratta di un chiaro riferimento alla passione di Federica per le scarpe eleganti, che ha portato alla scelta del logo e del nome del locale.
Il concept sceglie come modello di riferimento l'american bar degli hotel cosmopoliti e punta a un target medio alto
in cui la strategia di fidelizzazione si fonda su un elevato standard di qualità e professionalità.
Il punto di partenza è l'impeccabile esecuzione e presentazione di drink e cocktail che nella carta si limitano alle ricette internazionali più note (da 5 a 8 euro),
ma al banco aumentano a una settantina.
Tra questi sono compresi i mix creati da Roberto come il Tacco 11, a base di Bitter, vermouth, China Martini e soda,
servito con l'assortimento di dry snack in uno degli orari di massimo afflusso, che corrisponde al momento dell'aperitivo.
Tra le curiosità va citato l'Energy Stone-tini, esclusivo cocktail energetico e mistico firmato Tacco 11.
Alla base di tutto le particolari pietre rosse provenienti dall'Arizona, raccolte dagli indiani e posizionate sotto una piramide che aumenta la loro carica energetica.
La vetrina, aggiornata ogni 50 giorni insieme al listino, mostra whisky provenienti da tutto il mondo, come i giapponesi Suntory e Nikka,
e accosta all'assortimento di rum, gin e vodka una collezione di assenzio, declinato in 10 etichette di differenti gradi alcolici.

No all'omologazione
Il rispetto per la tradizione locale è assicurato dalle 35 etichette di grappe venete e friulane.
La ricerca si indirizza anche verso prodotti difficili da reperire, come il cognac Luigi XIII Rémy Martin (dal tappo senza il tipico giglio di Francia) prodotto prima del 1960,
 preziosa chicca riservata agli intenditori.
Si stappa il vino, soprattutto bollicine, proposto anche in mescita; a fare la parte del leone è lo Champagne e, quindi, si sta valutando la sinergia con una grande maison francese.
Nella scelta dei fornitori, largo spazio ai grandi marchi del beverage, prediligendo il rapporto diretto, reso possibile dalle conoscenze di Roberto e dalla sua esperienza in Aibes.
http://www.tacco11americanbar.com/www.tacco11americanbar.com/Home.html
articolo di Claudia Ferronato

martedì 8 maggio 2012

1862-2012 150 anni di Bacardi!

Si chiama Speak Low il cocktail vincitore della Bacardi Legacy Superior Competition 2012. Il drink è firmato da Shingo Gokan, bartender giapponese in forza all’Angel’s Share di New York. A Porto Rico, il Paese che ospita la Cattedrale del rum di Bacardi, il giapponese ha battuto 25 bartender giunti sull’Isla de l’Encanto da tutto il mondo.
Ecco la ricetta..Prima si combinano due elementi: un cucchiaio di tè verde Matcha e 30 ml di Bacardi Superior. Per mescolarli si usa il chasen, il frullino di bambù utilizzato nella cerimonia del tè giapponese. Dopo averli miscelati con cura si filtra la miscela nello shaker e si agita, con la tecnica dell’hard shake, insieme a 30 ml Bacardi Solera rum e 15 ml di sherry Osborn Pedro Ximenez. Infine si propone in un bicchiere addobbato con una sfera di ghiaccio scolpita a mano e uno spruzzo di succo di scorza d’agrume yuzu..ricetta di altissimo livello influenzata dalle origini giapponesi del suo creatore.
Ottima prova anche per l'italianissimo  Matteo “Zed” Zamberlan del 45 Giri di Roma, che dopo essersi lasciato alle spalle in semifinale 18 concorrenti, è uscito di scena tra gli applausi.

mercoledì 7 marzo 2012

Un drink per festeggiare le donne

Quale migliore scusa che una qualsiasi celebrazione per gustare un nuovo cocktail?
Scorrendo il calendario la prossima celebrazione degna di importanza è senza dubbio quella relativa alla festa della donna.
E sebbene molte di loro festeggeranno in compagnia delle amiche in locali con serate a tema, vale la pena di inziare a pensare a qualche cocktail interessante da gustare per l’occasione.
Con un occhio ovviamente al gusto tipico femminile.

Cosa vi richiama alla mente la festa della donna?Ovviamente la mimosa, fiore simbolo dei suoi festeggiamenti.
E sebbene in tal senso nel mondo alcolico potrebbe andar bene qualsiasi cocktail di colore giallo, ve ne sono due strettamente imparentati che sembrano andar bene in maniera straordinaria, il Buck’s Fizz ed il Mimosa.
Semplici da preparare e decisamente al top in quanto a semplicità e gusto.

Il Buck’s Fizz, è senza dubbio una scelta raffinata che  nasce a Londra nella prima metà del novecento.
Lo fa in un club chiamato proprio  Buck’s, del quale  prende evidentemente il nome.
Molti non lo conoscono,ma di sicuro in tanti ricordando quello che possiamo definire “il cugino”: il Mimosa.
La differenza tra loro è minima ed è costituita dalla diversa natura del "fill" con cui allugheremo il succo di arancia:
Prosecco o spumante brut per il Mimosa e Champagne per il Buck's fizz.
Entrambi, nonostante una maggiore componente alcolica del secondo, sono adatti ad ogni occasione per la loro leggerezza,
il loro gusto ed il loro grazioso aspetto,e sono ottimi anche con una piccola aggiunta di triple sec.


Mimosa

4/10 di spremuta d'arancia
6/10 di vino Prosecco o di Spumante Brut


Buck’s Fizz

Ingredienti
6/10 di champage (sei parti)
4/10 di succo d’arancia

La preparazione è estremamente semplice: bisogna versare nel flute il succo d’arancia e aggiungete lentamente lo champagne
fino a quando avrete colmato il bicchiere.
Per ottenere un drink appena più consistente bisognerà aggiungere uno spruzzo di triple sec.
Prima di comporre il cocktail mettete il flute nel freezer per qualche minuto ed utilizzate degli ingredienti freschi in gusto e temperatura.
Gustose varianti per “tutti i giorni” possono essere ottenute con del succo di fragola o con della polpa di fragola frullata.

martedì 17 gennaio 2012

I migliori 50 bar al mondo.

Come da tradizione, anche quest'anno arriva puntuale la lista dei 50 migliori bar al mondo...
 Lucy Britner (editrice di World's 50 Best Bar) in collaborazione con oltre 100 professionisti del settore
tra cui il guru della mixologia Dale DeGroff hanno stilato la lista dei migliori bar del pianeta,
che come ogni anno fissa i nuovi riferimenti e detta le nouve tendenze.
in prima posizione si classifica lo il P.D.T. (please don't tell) di New York,lo speakeasy bar di cui ho già trattato
nel post http://bar-bone.blogspot.com/2010/12/il-bar-segreto.html seguito dai londinesi The Connaught e Artesian,rispettivamente in seconda e terza posizione,mentre il vincitore dello scorso anno,
il Milk & Honey chiude in 5 posizione.
Nessun locale italiano entra entra nella TOP 50 mentre la capitale britannica si pone ai vertici dell'eccellenza con ben 11 locali
in lista di cui 5 nella TOP 10.
ecco la lista completa

1. PDT, New York

2 Connaught, London

3 Artesian, London

4 Death & Co, New York

5 Milk & Honey, London

6 American Bar at the Savoy, London

7 69 Colebrooke Row, London

8 Drink, Boston US

9 Harry’s New York Bar, Paris

10 Black Pearl, Melbourne, Australia

11 Pegu Club, NY

12 Dry Martini Bar, Barcelona

13 Eau De Vie, Sydney

14 Bramble, Edinburgh

15 Employees Only, New York

16 La Capilla Bar, Mexico

17 Merchant Hotel, Belfast

18 Nightjar, London

19 Smuggler’s Cove, San Francisco

20 Buddha Bar, Paris

21 Skyview Bar, Dubai

22 The Varnish, Los Angeles

23 Tippling Club, Singapore

24 Milk & Honey, New York

25 878 Bar, Buenos Aires

26 Der Raum, Melbourne

27 Callooh Callay, London

28 Clover Club, New York

29 Door74, Amsterdam

30 Tommy’s, San Francisco

31 Floridita, Havana

32 City Space, Moscow

33 Matterhorn, Wellington, NZ

34 High Five Bar, Tokyo

35 Le Lion, Hamburg

36 LAB, London

37 Boadas, Barcelona

38 Dutch Kills, New York

39 Worship St Whistling Shop, London

40 BarAgricole, San Francisco

41 Papa Doble, Montpellier

42 Quo Vadis, London

43 Lounge Bohemia, London

44 Mayahuel, New York

45 Mutis, Barcelona

46 Ruby, Copenhagen

47 Rules, London

48 Hemingway Bar, Paris

49 Zuma, Dubai

50 Star Bar, Tokyo

Dario Comini, l'arte del cocktail tra erbe e alta cucina.

Dario Comini è figlio d'arte e bartender da tre generazioni, Il nonno ha cominciato la carriera a New York ai primi del secolo; mixologist e consulente delle maggiori case liquoristiche, è pluripremiato e socio Aibes da oltre 30 anni, vanta esperienze di lavoro internazionali ed è patron del Nottingham Forest di Milano e del Gazebo di Nottingham a Parma. I suoi cocktail sono presenti nei migliori bar della Cina alle Americhe. Il Financial Times annovera il Nottingham Forest tra i 5 migliori molecular bar del mondo e, dal 2007 il Nottingham Forest è nei 100 best bar in the world. Nel libro Mix & Drink, come preparare cocktail con le tecniche del Barchef, (Kowalski editore) invita i lettori e il pubblico del Nottingham a visitare il suo laboratorio, a impugnare uno shaker, guardare sferificare una molecola, addensare un jelly, disidratare l'assenzio e sorbire un Unami, perché Comini è anche profondo conoscitore delle leggi chimiche e fisiche  e i suoi cocktail sono diventati veri e propri cult. La tendenza del momento è il cocktail organico, senza sostanze chimiche e che sfrutta le proprietà di erbe e germogli naturali, come i boccioli di Sechuan, ad azione più forte e immediata, che dà un senso di freschezza sulla lingua, oppure Oister Leaves, con foglie di ostrica, un cocktail stimolante servito nell'ostrica con pepe fresco macinato. "Barchef sta diventando parte integrante di ogni mixology - dice Comini - che integra le tecniche del bar con quelle della cucina, con infusioni, centrifugazioni, cottura a bassa temperatura, riduzioni di liquore e applicazione ai cocktail. Tutti i mixologist usano erbe, aromi, infusioni, riduzioni di cocktail da sperimentare con pentole da cucina anche a casa". Un cocktail cool nasce annusando i trend nell'aria e applicandoli ai gusti del pubblico: "Le ispirazioni sono i grandi chef, tutti i piu’ grandi stellati con i quali c'è sempre stato uno scambio - spiega il bartender -. Loro prendono ispirazione dal bar e noi dai fornelli d'elite.Attualmente il trend è quello dei cocktail green, verdi, ecologici, organici. Il Martini cocktail è il cocktail più facile e il più difficile e nel mio libro propongo 101 ricette di quelli che preferisco. Gli ingredienti sono pochi, ma sono le variazioni delle percentuali  a rendere totalmente diverso il gusto".
FONTE liberoquotidiano.it

venerdì 9 dicembre 2011

Flaming Lamborghini

Oggi voglio presentarvi uno spettacolare drink molto popolare all'estero, ma ancora poco conosciuto e preparato in Italia nonostante il nome rimandi a una delle più famose supercar del bel paese..il FLAMING LAMBORGHINI!!



SCHEDA COCKTAIL
Nome Cocktail: Flaming Lamborghini
Tipologia: Cocktail alcolico
Ingrediente principale: Sambuca, Kahlua, Baileys, Blu Curacao
Tempo di preparazione: 1 minuto
Per quante persone: 1


RICETTA:
1 parte di Sambuca
1 parte di Kahlua
1 shot di Baileys
1 shot di Blu Curacao

PREPARAZIONE:
Per preparare il cockatil servono tre bicchieri: uno da cocktail poco profondo (Coppetta Martini) e due Shot.

Si versa la sambuca e il Kahlua bagnando anche i bordi interni del bicchiere con la Sambuca.

Negli altri due bicchierini si versano i restanti ingredienti: in uno il Baileys e nell'altro il Blue di Curacao.

Prima di consumare il cocktail occorre accenderlo ovvero servire flambé il bicchiere più grande ed iniziare a bere, con una cannuccia il contenuto mentre il barman versa i due bicchierini in quello più grande spegnendo il cocktail.

Qui di seguito una spettacolare torre di Flaming Lamborghini...in perfettto stile asiatico

martedì 29 novembre 2011

Absolut Mixologist 2011

Terza edizione per Absolut Talent Show, gara on line organizzata da Pernod Ricard per la celebre vodka svedese. La finale live si è tenuta alla discoteca Lime Light di Milano.
 
Come per le precedenti due edizioni dell'Absolut Talent Show, la selezione dei bartender è avvenuta on line grazie a due video per concorrente, il primo di presentazione, l'altro di esibizione, suddivisi nelle categorie Classic e Freestyle. Questi i finalisti Classic: Annalisa Orru (Cagliari) prima classificata sul web (756 voti), Pasquale Damiano (Napoli), Mina Di Palma (Bari), Giada Lo Monaco (Torino). Finalisti Freestyle: Daniele Arciello (Roma), Alessandro Beggio (Venezia), Alberto Carrozza (Benevento), Ettore Guarcini (Torino). Gli otto finalisti dell'Absolut Talent Show 2011-12 (organizzato da Pernod Ricard Italia) si sono quindi confrontati nel corso di un evento live tenuto il 17 novembre alla discoteca Lime Light di Milano e presentata dall'affascinante Melissa Satta. La valutazione è stata affidata a differenti giurie per gusto del cocktail, tecnica di lavoro e modo di presentarsi. A ottenere il titolo di Absolut Mixologist 2011, prevalendo per sicurezza e professionalità, è stata Mina Di Palma, bar manager e titolare dell'american bar Alterno di Bari con la ricetta Absolut Rose. Nel mixing glass versare 3 cl Absolut Vanilla, 2,5 cl Crema di cacao De Kuyper, 1 cl Absolut Clear con macerazione di petali di rosa alimentari, gocce di olio essenziale di limoni di Sicilia, alcuni petali di rosa alimentare. Versare in doppia coppa, guarnire con petali di rosa alimentare e abbinare con cioccolatini di cacao fondente 70%. A consegnare il premio (un soggiorno professionale presso la sede Absolut Vodka a Stoccolma) è stato il direttore marketing di Pernod Ricard Italia, Laurent Schun insieme con l'Absolut Mixologist 2010, Giuseppe Mancini.
 
fonte: bargiornale

sabato 29 ottobre 2011

Napoli e il "caffè sospeso"



<<Prendiamoci un caffè>>. E’ forse l’esortazione collettiva più frequente a Napoli, motivo d’aggregazione e distensione quotidiana, al lavoro come nel tempo libero. La bevanda nera è senza dubbio il pretesto per una chiacchierata in leggerezza, e viceversa le chiacchierata pretesto per un piacevole caffè.
A Napoli il caffè è un rito che è pure business. Una tradizione talmente salda da aver consacrato in Italia e nel mondo “l’espresso napoletano”; una tradizione che affonda le sue radici nel 1700 quando nell’antica capitale duosiciliana se ne beveva almeno una tazzina al giorno.

Altro punto a favore dell’espresso di casa nostra sta nel fatto che è più salutare di qualsiasi altra preparazione del caffè poiché l’estrazione di caffeina, che è in relazione al tempo di esposizione all’acqua calda, è minima. Ciò significa che, contrariamente a quanto pensano in molti, un caffè ristretto alla napoletana è molto più salutare di un caffè lungo che, oltre ad avere un sapore ed una gustabilità decisamente discutibili, è anche più carico di caffeina.

Attorno al caffè a Napoli ruotano riti e aneddoti. Ad esempio è di regola qui bere il caffè con le “5 C”, ovvero le cinque C iniziali della frase “comme ca..o coce chistu café”. Ma scalda più il cuore che il palato la ritualità del Caffè Sospeso,un'antica pratica napoletana che «voleva che se si beveva un caffè, se ne potevano pagare due, uno per chi non poteva permetterselo. Era un caffè offerto all’umanità. Di tanto in tanto qualcuno si affacciava alla porta e chiedeva se c’era un caffè sospeso,una grande lezione di solidarietà da parte di un popolo spesso sui giornali per la cronaca nera che non per quello che ha dato alla storia e alla cultura del paese

lunedì 5 settembre 2011

mary, bloody mary

Non solo la vicenda della sua creazione, ma anche le origini del nome Bloody Mary sono piuttosto confuse. C´è chi dice, infatti, che il drink sia stato chiamato così, perché i primi due clienti che lo assaggiarono, degli americani di Chicago, erano frequentatori di un bar chiamato Bloody Bucket, dove lavorava una cameriera chiamata Mary, da tutti soprannominata appunto Bloody Mary. Non manca, poi, il riferimento più famoso: quello alla regina d´Inghilterra Maria I Tudor, passata alla storia come Maria la Sanguinaria (Bloody Mary appunto) per il suo accanimento nel perseguitare i protestanti. Ma si dice anche che il cocktail prese il nome dall´attrice Mary Pickford, alla quale era peraltro già stato dedicato un cocktail di colore rosso, a base di rum, maraschino e granatina.
Quale che sia la realtà sull’origine del nome Bloody Mary, quello che pare certo è l’assoluta confusione della vicenda. Tanto che il drink prese ,seppur brevemente, un altro nome. Negli anni 30 si chiamò, infatti, Red Snapper, perché Bloody Mary appariva un po´ troppo sguaiato rispetto ai tempi. La fortuna di quest´ultima denominazione, però, durò assai poco e il cocktail ben presto riacquistò il suo nome originario.




  • 3/10 di Vodka

  • 6/10 di succo di pomodoro

  • 1/10 di succo di limone

  • 2 gocce di salsa Worcester

  • Uno spruzzo di Tabasco

  • Sale di sedano

  • Sale e pepe




  • Procedimento

    Per chi ama la versione shakerata: mettere alcuni cubetti di ghiaccio nello shaker e aggiungere vodka, pomodoro, limone, sale, tabasco e worcester. Agitare bene per 6-8 secondi, lasciar riposare un attimo e riprendere poi più lentamente e versare nel bicchiere ben ghiacciato. Spolverizzare con un pizzico di pepe e servire.

    Varianti

    Il cocktail può essere preparato anche nel mixing glass o, più semplicemente, direttamente nel bicchiere. In questo caso sciogliere il sale nel succo di limone e aggiungere le altre spezie, il succo di pomodoro e la vodka. Mescolare col cucchiaino dal manico lungo per qualche istante.
    Volendo, si può aggiungere qualche cubetto di ghiaccio. Esistono comunque molte varianti. Nel Sud America per esempio è chiamato Bloody Maria ed è realizzato con tequila al posto della vodka. Nei Paesi Scandinavi viene fatto col succo di vongole e, al posto della vodka, viene utilizzata acquavite di mais profumata al cumino. Al di là delle regole IBA, ognuno può comunque variare le dosi adattando il tutto al proprio gusto personale: una goccia in più di salsa Worcester, un po' di rafano, un po' di più di sale … Qualcuno decora il cocktail con un gambo di sedano fresco.
     Si serve come aperitivo prima di pranzo o di cena e, dicono, che sia un autentico toccasana per chi ha ecceduto con l'alcol la sera prima se servito di mattina...

    martedì 5 luglio 2011

    Lo spillatore di birra dal basso in alto!

    Grazie a un amico e collega sono venuto a conoscenza di questo strano spillatore,prodotto da una ditta americana, che capovolge il mondo delle bevande alla spina, permette infatti di spillare birra o altre bevande dal basso verso l'alto!
    Tecnicamente si tratta di uno spillatore a azoto o carboazoto,con uggelli di riempimento a controllo elettronico che vanno a infilarsi nel fondo di speciali bicchieri forati....tramite un magnete,il foro sul bicchiere si apre al contatto dello spillatore e per poi richiudersi quando si tira via il bicchiere.
    Sicuramente i vantaggi sono l'estrema rapidità con della spillatura e la precisione delle dosi dettata dall'elettronica,oltre a una certa spettacolarità nel vedere il bicchiere rimpirsi dal basso..mentre i possibili svantaggi sono (a mio avviso) il fatto di essere vincolati a usare solo questo tipo di bicchieri sicuramente più costosi e meno reperibili e il fatto che non sia prevista una variante in vetro..
    Di certo un'apparecchiatura del genere è stata pensata per grandi volumi di consumo,dove il rapporto litri/ora diventa un fattore essenziale e dove il consumatore non si aspetta di bere una birra di altissima qualità spillata magari "alla bavarese" con un alto cappello di schiuma..ciò non toglie che sia comunque un' idea innovativa!

    sabato 2 luglio 2011

    mai tai!!!

    Il Mai Tai è un cocktail alcolico sulla base di rum, Curaçao liquore, e succo di lime, granatina e orzata in stile popolare polinesiano.
    È stato inventato presumibilmente al Trader Vic's ristorante di Oakland, California nel 1944.Anche se Don Beachcomber ha affermato di averlo creato nel 1933 al suo omonimo bar di Huntington Beach.
    La storia vuole che in un caldo pomeriggio al Trader,Victor J. Bergeron offrì ad un paio di amici Thaitiani un cocktail di sua invenzione e uno di quegli amici, assaggiando il drink gridò: "Maita'i roa ae" (Letteralmente "molto buono!")
    Da qui iniziò la storia di un classico ancora oggi molto apprezzato: il Mai tai!
    Oggi si preferisce sostituire l'orange curaçao con del succo di arancia,in modo da ottenere un drink appena più "long" e godibile,che incontra un numero sempre maggiori di estimatori.
    Vediamo la ricetta!
    1 oz rum chiaro(3 cl, 1/4 gills)
    1 oz rum scuro(3 cl, 1/4 gills)
    1 oz succo di arancia(1.5 cl, 1/8 gills)
    1/2 oz succo di lime (4.5 cl, 3/8 gills)
    1/4 oz granatina (6 dashes, 1/16 gills)
    1/2 oz orzata (1.5 cl, 1/8 gills)
    shakerare con abbondante ghiaccio e servire in un tumbler alto
     

    domenica 5 giugno 2011

    old fashioned,un classico senza tempo

    Il variegato e alquanto poco sobrio mondo del bere miscelato è sempre in movimento, non di rado nascono nuovi drink che rapidamente diventano una moda,salvo poi scomparire una volta finita la stagione..
    Per questo motivo voglio riproporvi un classico cocktail di fine '800 che è sopravvissuto fino ai giorni nostri senza perdere il suo vigore e il suo equilibrio: l' OLD FASHIONED.

    • Famiglia: on the rocks (versione IBA)
    • Qualità: alcolico
    • Base alcolica: Whiskey Bourbon o Rye
    • Metodo: direttamente nel bicchiere
    • Bicchiere: Old Fashioned
    • Decorazione: 2 ciliegine al maraschino, una fetta d'arancia, una scorza di limone
    Si prepara direttamente nel bicchiere imbevendo la zolletta di zucchero con l’ angostura, quindi schiacciando con il muddler del cucchiaino da cocktail, dopo averla spruzzata con alcune gocce di soda. Versare quindi il whiskey e riempire di ghiaccio completando con altra soda.
    Guarnire con fetta d’arancia e ciliegina.
    Creato nel 1884. Come il Martini, il bicchiere nel quale è servito prende il nome del Cocktail.
    E’ stato inventato nel 1884 dal Barman del ‘Pendennis Club’ di Louisville nel Kentucky e da James E. Pepper, uno dei membri del Club e conproprietario del Bourbon ‘Pepper’ nella Woodford Reserve dove attualmente è distillato e distribuito da Labrot & Graham col nome Woodford Reserve Bourbon.
    Fu chiamato ‘Old Fashioned Whisky Cocktail’.
    James E. Pepper amò talmente tanto questo cocktail che ovunque andasse nei suoi lunghi viaggi chiedeva al Barman di preparargli la sua ricetta.
    Fu così che questa ricetta ha fatto il giro del mondo ed è diventata ben presto famosa.
    Durante il Proibizionismo negli USA, per sfuggire ai controlli mescolavano allo zucchero e all’Angostura uno zest di limone, quindi aggiungevano un poco di Gassosa e 2 ciliegine rosse per nascondere il gusto dell’alcol.

    mercoledì 20 aprile 2011

    eyeballing,vodka negli occhi

    Con questa pratica i ragazzi pensano di ubriacarsi più velocemente. Ma a parte la pericolosità, ora si scopre che è anche perfettamente inutile.


    Un nuovo modo per divertirsi tra i giovani è quello di versarsi l’alcool negli occhi, pensando di “sballarsi”più velocemente...ma in cosa consiste l’eyeballing? Molto semplice: si fa aderire l’imboccatura della bottiglia o del bicchiere all’occhio e si versa vodka o altri superalcolici direttamente sul bulbo oculare. Nato nei campus del Regno Unito e prima ancora in quelli americani o viceversa (ma è difficile stabilirne l’esatta provenienza), questo fenomeno è approdato in Francia, scrive Le Figaro reso popolare da YouTube. “Questa è una tendenza marginale in Francia, fa parte del desiderio dei giovani di testare i loro limiti“, afferma Patrice Huerre, psichiatra infantile e autore di ‘Alcol e adolescenza, giovani in cerca di ebbrezza  "L’alcolizzazione degli adolescenti ha assunto importanza negli ultimi anni, la ricerca di fonti di emozioni e anche l’assunzione di rischi”, aggiunge Huerre. “Vogliono far colpo e cosa più importante, che le loro esperienze non siano state testate dalla generazione precedente“. Con l’ eyeballing è il gesto che premia perché l'ubriachezza per via oculare non esiste. “L’assorbimento di alcool da parte dell’occhio è molto basso rispetto a quello orale, l’alcol, non passa se non per una minima quantità nel sangue“, ha spiegato Jean-Antoine Bernard, direttore scientifico della Società francese di Oftalmologia (SFO). “E non aumenta il tasso alcolemico nel sangue, i giovani che praticano questo gioco sono probabilmente già ubriachi prima di cominciare“, aggiunge l’oftalmologo.

    DANNI IRREPARABILI - Per Patrice Huerre, la novità nel rapporto tra i giovani e l’alcool non consiste tanto nel tipo di esperienze si fanno, ma nell’età in cui si praticano. “Prima, questa tendenza all’alcolizzazione toccava soprattutto i licei, ora si è spostata agli inizi del college, a 11,12 ,13 anni”, osserva. “Il problema è che a quell’età, non hanno il senso del pericolo delle loro azioni. E nel caso dell’ eyeballing i danni possono essere irreparabili”. “Queste pratiche possono danneggiare la superficie dell’occhio, soprattutto se si ripetono” dice il Dott. Bernard. Ma può essere sufficiente anche una sola volta per causare problemi definitivi alla vista. Nel caso di un giovane alcolizzato, che sprofonda in un coma etilico per esempio, l’alcool andrà a stagnarsi sulla superficie dell’occhio per un certo tempo e danneggerà la cornea e la membrana sottostante. Risultato: una visione offuscata definitivamente.
    fonte: le figarò

    Detto questo...non mi pare il caso di sprecare un solo goccio di Vodka x queste cazzate,fatevi un Black Russian,un Moskow Mule o un bella caipiroska e se prorio volete sballarvi e rovinarvi la vista,chiedete al barman o a un vostro amico di infilrarvi due dita negli occhi,lo farà molto volentieri..

    sabato 16 aprile 2011

    breve storia del negroni!



    Chissà se il Conte è quello vestito alla "marinara"?

    Di una cosa si è certi: che il Conte Negroni fosse un appassionato viaggiatore e poliglotta. Inoltre si sa che intorno agli anni’ 20 frequentasse il Caffè Casoni di Firenze e che stanco del solito aperitivo Americano abbia chiesto al barman Fosco Scarselli, dell’aristocratico Caffè, una spruzzatina di Gin in sostituzione del selz al suo Americano in onore agli ultimi viaggi londinesi.

    Il Negroni, mi scusi Conte ma ormai nessuno più la cita al momento dell’ordinazione, è in assoluto l’aperitivo dei golosi: dolce per la prensenza del Martini, amaro per l’abbinamento con il Bitter Campari e giustamente alcoolico per la collaborazione del Gin. La fetta d’arancio a perfezionare profumi e aromi. Ma non è così semplice, seppur banale è la preparazione troppe sono le complicanze. La presenza del ghiaccio cavo, quello prodotto dalle macchinette per pescaggio, inganna; infatti le cavità talvolta sono piene di aria e la mano infelice, quella sì, non riesce a quantificare il giusto rapporto tra gli ingredienti che si amalgameranno solo dopo lieve turbinio nel bicchiere stesso. La complicanza delle cose semplici disarma, non bisogna sbattere, nemmeno abbattere; semplicemente quantificare e non è cosa così semplice,ma da delle belle soddisfazioni!